venerdì 6 aprile 2012

battaglione 190 a : guerra nella città ( 2° parte)

sento uno sparo lontano, perso nel rumore delle fiamme che ingoiano il mezzo semi distrutto sul lato della strada, di fianco a me, un fante che scrutava le fiamme cade al indietro, rotola per le gradinate e si ferma poco prima di cadere nel campo, come un fiore che sboccia il sangue comincia a allargarsi intorno al suo corpo.
è morto.
il mio sguardo è fisso su un corpo ormai privo di vita, il terrore si impadronisce di me, mi butto a terra, disperato.
nella mia mente si forma un unico pensiero lucido, lucido di quella lucidità che si ha quando si sente la morte che cammina al nostro fianco.
cecchino.
il capitano si lancio verso romeo che, rimanendo in piedi esposto al fuoco nemico, stava cercando il cecchino.
un alto sparo, vedo cadere il capitano su romeo.
raven molla la mitragliatrice e corre verso di loro, si accuccia e controlla.
nessuno dei due è ferito, ma il capitano ha rischiato grosso, il giubbotto ha un taglio di striscio sulla schiena, due centimetri più giù e il capitano poteva salutare entrambi i polmoni.
sono corso verso romeo, gli ho chiesto- lo hai visto ?- lui mi ha guardato come se gli avessi chiesto di che colore era il cielo - secondo piano del edificio di fronte, ma non sperare di poterci arrivare con il tuo giocattolo-si e messo in ginocchio e ha afferrato il suo fucile, si ha corso verso il muro, si e alzato in piedi ha mirato e premuto il grilletto, lo sparo è stato violentissimo, segno che usava cartucce a carica arricchita, quelle che possono forare un muro.
si inginocchia e grida- abbattuto-.

ormai i veicoli nemici stavano arrivando, la nostra postazione era diventata un tiro al segno, abbiamo iniziato a ripiegare.
intanto nel campo erano state scavate due anelli di trincea, con sacchi di sabbia e postazioni di tiro, al cento c era uno spazio di cinque metri per cinque, dedito alla funzione di magazzino munizioni, una rete era sospesa sopra tutta la trincea, per impedire alle granate di esploderci addosso.
dentro il capitano ci ha contati, eravamo rimasti novantadue.

le uniche due entrate al campo erano quelle delle squadre, tutte e due già minate, quella del pubblico l avevamo fatta saltare, sarebbe stato un massacro coi fiocchi.
Baldassare usci dalla trincea e corse verso l entrata che dovevamo proteggere, sui suoi occhiali veniva proiettata la presenza delle mine alleate in tempo reale, cosi da evitare di saltarci sopra.
arrivo a metà strada dal entrata e si fermo, tiro fuori una vanga pieghevole, la pianto, sollevo la zolla e mise un pacco delle dimensioni di un libro sotto la zolla poi ricopri con la zolla in modo che non si notasse.
poi torno in trincea.
raven nel frattempo aveva adagiato la sua mitragliatrice tra due sacchi di sabbia, regolato sia mirino che cavalletto, armato il colpo e disposti su una cassa li vicino quattro caricatori di riserva.
io avevo caricato il tamburo a granate atnifanteria, eh o armato il mitragliatore d ordinanza.
romeo era in attesa, aveva riposto il fucile con l ottica nel magazzino al cento e ora reggeva un mitragliatore d ordinanza.
la prima mina esplose cinque minuti dopo, alle nostre spalle, il resto fu un concerto, quando arrivarono a tiro avevo contato circa cinquanta esplosioni.
si riversarono nel calmo, circa duecento uomini, ci corsero incontro, il rumore fu assordante, raven premette il grilletto e inizio la danza con la sua amante mortale, le sue cartucce erano perforanti, i nemici si aprivano come ventagli al contatto colle pallottole, alcuni furono segati in due dai colpi altri persero parti parziali della faccia, quelli che non morivano erano vittime dei fanti e dei nostri fucili.

duro due ore, poi le munizioni iniziarono a finire, raven aveva lasciato la mitagliatrice, ora usava un fucile a pompa, io avevo svuotato il primo tamburo, e il mitragliatore era agli sgoccioli, due o tre caricatori nulla più.
alcuni nemici erano riusciti a entrare nella trincea ma erano stati eliminati subito.
erano morti una quarantina dei nostri quando il capitano grido-ritirarsi al secondo anello- Baldassare estrasse un piccolo oggetto e lo premette.
una luce angelica, seguita da un rumore fortissimo mi lasciarono stordito, mi ripresi quando alcuni pezzi arti e detriti mi caddero addosso, corsi verso il secondo anello pronto a vendere cara la pelle.

continua

giovedì 5 aprile 2012

battaglione 190 a : guerra nella città

sono passate due settimane.
la guerra su questo mondo non è ancora finita.

il giorno dopo il rientro dalla missione si sono tenuti i funerali dei nostri commilitoni.
tre lapidi di legno in quella radura vicino al avamposto.
il capitano a reclutato tre nuovi soldati, appena usciti dal campo di addestramento li ha presi per portarseli al inferno.
quando sono entrati nella civetta, gli sono state assegnate le tre brande vuote, come tutte le brande del mondo erano scomode, poco coperte e puzzavano di muffa, ma imparavi ad amarle se era l unico luogo dove potevi dormire tranquillo.
il più giovane era romeo, alto e dal viso sporco di occhiaie profonde, portava appresso un fucile da cecchino e uno zaino.
Baldassare era invece di costituzione spessa, più basso di romeo, aveva la pelle scura e due occhi profondi di chi non vuole raccontare il passato ma sopravvivere al presente, ci disse che avrebbe fatto il geniere.
ultimo veniva raven, magro come se avesse passato da poco un anno di fame, avvolto da una divisa che gli stava larga, ci guardava come un sobrio guarda un ubriaco, solo che noi eravamo ubriachi di vita.
il colonnello ci disse che quello era il miglior mitragliere sulla piazza dei suicidi.

la sera mangiammo tutti insieme, al tavolo ricavato da una cassa di missili aria-terra.
il menù era sempre lo stesso, razioni militari.
alla fine il capitano si alzo e prese la parola- ragazzi, il momento che aspettiamo da due settimane finalmente e giunto- prese fiato - i nemici al interno della capitale sono arrivati sul orlo delle loro possibilità, stanno esaurendo munizioni e viveri- ci scruto tutti come se aspettasse qualcosa.
poi riprese-il comando a deciso che domani attaccheremo la città, il nostro compito sarà di creare un diversivo al interno della città in modo da permettere alle divisioni corazzate di sfondare un punto debole del anello difensivo e conquistare la città-.
detto questo si alzo e andò fuori ad urinare.
noi andammo a dormire consci che quella potrebbe essere stata la nostra ultima notte.


il mattino dopo ci siamo svegliati al alba e abbiamo aiutato le reclute a modificare il giubbotto anti schegge.
il modello base fa abbastanza pena, si buca con un calibro piccolo e non protegge dalle granate, è rigido e rumoroso, ma con qualche taglio e l aggiunta di uno strato di piastre, diventa l unica cosa a cui puoi aggrapparti mente il mondo esplode intorno a te.
io ho preparato il mio equipaggiamento: il lancia granate, dieci mine antiuomo, dodici colpi per il lancia granate
di cui quattro incendiari e quattro esplosivi, il mio fido mitragliatore d ordinanza senza il calcio, sette caricatori da trenta colpi, una pistola e due caricatori, quattro granate anti fanteria, due garanate fumogene e due segnalanti, una pila e il chit di pronto soccorso.

siamo sul falco, nella sua pancia tutto tace mente il mondo fuori ci scorre sotto, siamo in uno stormo da dieci, gli altri falchi trasportano venti fanti semplici l uno, sono squadre di supporto.
la solita voce metallica ci avverte che quando l luce diventerà verde, saremmo ad un minuto dalla città.
il portellone si apre e sotto di noi scorre il bosco interminabile, poi la luce verde, il bosco diventa prima radura e dopo città, ci lanciamo fra i colpi della contraerea che provano ad abbattere i falchi.
i neri palazzi mi corrono incontro, li evito, e atterro vicino alla mia squadra.

siamo atterati nello stadio della città, unico spiazzo disponibile nel cento della città.
il capitano chiama tutti attorno a se, sale su una delle casse che sono cadute insieme a noi e ci conta- siamo in novantotto, la missione è questa, dobbiamo fare più casino possibile, in modo da far confluire la maggior parte dei difensori verso il cento città e fare in modo che le nostre truppe possano sfondare senza troppe difficoltà- chino la faccia, mormoro qualcosa e poi la alzo- oggi forse moriremo tutti, ma dobbiamo a tutti i costi far finire qui questa guerra, perciò al opera, i nemici stanno già arrivando, vendiamo cara la pelle ragazzi - .

quando il primo gruppo di nemici arrivo era passata malapena mez ora, ci eravamo disposti sul tetto dello stadio, una squadra in corrispondenza di ogni entrata, i restanti al interno dello stadio sulle gradinate col compito di uccidere chiunque riuscisse ad entrare.
noi coprivamo la zona sud, e dalla strada romeo vide arrivare un mezzo da trasporto a levitazione, armo il fucile di precisione e urlo - nemici in arrivo- poi apri il fuoco, un solo colpo, un esplosione e poi il silenzio.
il mezzo fece una brusca virata a sinistra e si fermo.
io caricai una granata esplosiva e mirai a parabola, il calcio del lancia granate impatto violente mente conto la mia spalla, e il veicolo scomparve in una nuvola di fumo.

ma ormai erano in arrivo.

continua

mercoledì 4 aprile 2012

battaglione 190 a : attacco ai rifornimenti

era notte.
nella nostra base, dentro il container del aviomobile detta civetta, eravamo tutti sdraiati sulle nostre brande.
la pioggia fuori scrosciava lentamente cullandoci in quel dormiveglia che precedeva la mia prima missione in quel battaglione.
siamo in otto dentro questo container, i neon illuminano debolmente i nostri visi e in questa penombra scorgere i lineamenti era pressoché impossibile, alle pareti dei chiodi, dai quali pendono le nostre armi, divise e corazze, proiettano deboli fantasmi sul pavimento.
in questa atmosfera di calma, il capitano si e alzato, ha raggiunto una sedia e ci si e appollaiato sopra come un falco che sta per lanciare il suo richiamo.
ci ha guardati tutti in faccia e ha cominciato a parlare in un tono di voce deciso e fermo- stanotte dobbiamo compiere una missione per il nostro governo- sospiro- una missione definita suicida da molti, ma noi la porteremo a compimento- ci fissa con i suoi occhi blu - o moriremo nel tentativo.
preso un proiettore tridimensionale da campo e posato su una branda lo ha acceso.
è comparsa un avamposto costruito da tre grandi edifici ciascuno circondato da tre edifici piccoli, il tutto cinto di mura.
questo è un obbiettivo di massima importanza, un deposito munizioni di grandissimo valore strategico, se lo distruggiamo il nemico non avrà più munizioni in questa regione e i nostri cari amici fanti potranno sterminarli dal primo al ultimo-concluse spegnendo il proiettore e dicendo di prepararci.

un ora dopo stavamo volando su un falco, i suoi reattori facevano un rumore della miseria, il capitano si alzo e disse- ora si aprirà il portellone, dopo un volo atterreremo in una radura a due chilometri dal obiettivo- il resto era ovvio, entrare piazzare le cariche e uscirne vivi, facile no?
il portellone cigolo un attimo e poi lentamente si apri, vomitandoci in faccia il mondo esterno, senza esitazione ci lanciammo.
i reattori si accesero a cento metri e ci fecero atterrare con dolcezza nella radura.
procedemmo in due file, al inizio di ognuna stava un geniere, che doveva disinnescare eventuali mine o trappole, ma fummo fortunati e non ne trovammo.
arrivati al muro di cinta ho tirato un sospiro, ho estratto la mia mitraglietta silenziata e agganciato il mio lancia granate a tamburo sulla schiena, ho estratto il rampino e insieme agli altri ho scalato le mura.

dal altra parte ci siamo subito trovati un edificio davanti, era un casermone di trenta metri per cento, ma era uno di quelli piccoli.

ci siamo divisi in quattro squadre, tre andavano a piazzare gli esplosivi, una restava di guardia alla zona di ritrovo.
io sono partito col capitano, camminando rasenti al muro come delle ombre ci siamo avvicinati al deposito enorme, ho inserito il colpo in canna, mirato bene e ucciso una sentinella di posta sulla porta del magazzino.
quando siamo entrati, ho piazzato le cariche e subito ci siamo ritirati come pantere.
arrivati al luogo d incontro, una pila di bidoni dietro al quale avevano piazzato il radiofaro abbiamo subito notato che mancavano le altre due squadre.
ho impugnato il lanciagrante, fatto scattare la sicura e mi sono messo in ascolto.
al improvviso sentiamo dei colpi di mitragliatrice, un grido di allarme e la sirena che incomincia a strillare.
merda ci anno beccati- il capitano era furioso- accendete il radiofaro, ce ne andiamo di qui- finite quelle frasi due uomini uscirono dallo spigolo tagliente di un capannone stavano sparando al indietro, a uno dei due abbiamo visto esplodere il petto, ha fatto alcuni passi e si e accasciato, l alto ci ha raggiunti.
ci hanno scoperto mentre piazzavamo la carica- urlava mezzo morto di paura il sopravvisuto - sono quaranta forse di più- siamo spacciati.

io guardavo attraverso il mirino, stavano arrivando e ci volevano morti.
un uomo con alcuni compagni è sbucato al inseguimento del nostro uomo, mi ha visto ma era troppo tardi.
il mio dito ha premuto il grilletto rigido, e la granata è partita, del tizio è rimasto solo un buco per terra di qualche centimetro.
i suoi amici stavano urlando.
quello che avevo usato era una granata anti fanteria, aveva una testa piena di frammenti di metallo, e adesso quei frammenti erano nei cori dei nostri inseguitori.
andiamocene- ha urlato il capitano lanciando un rampino- granatiere coprici e poi raggiungici- e ha iniziato a spingere i soldati sul muro, umido di quella pioggia insistente, quando l ultimo dei tre era dal altra parte, il capitano con abili balzi ha scalato il muro ed è sparito.
ho scaricato il caricatore del lancia granate e poi ho scavalcato il muro e sono corso verso la radura.
li il capitano mi aspettava con il falco che ara atterrato nel frattempo mi tese una mano e mi tiro a bordo.
ottimo lavoro ragazzo- mio disse- ora facciamoli vedere i fuochi della vittoria del 190- detto ciò premette il detonatore e una luce bianca mi ha investito.
dopo ricordo solo il rumore.

battaglione 190 a : la storia

la storia di questo battaglione è molto famosa.
io stesso più volte l avevo sentita menzionare prima del mio ingresso al suo interno.

tutto inizio durante l assalto a cassandra III , un pianeta piccolo ma fondamentale per le rotte intespaziali.
era tranquillo e ben difeso.
un giorno una flotta da invasione di una frazione nemica, quasi dieci navi d assalto e una quarantina di incrociatori apparvero nel orbita planetaria.
la flotta difensiva fu rasa al suolo in duo minuti e lo sbarco planetario fu terribile, milioni di innocenti macellati come maiali, e i soldati della guarnigione morirono uno dietro l altro per rallentare almeno di qualche ora la conquista.
fu tutto inutile.
il messaggio di soccorso pero giunse al governo, che invio la flotta di stanza in cinque pianeti come risposta.
al loro arrivo il pianeta era in mano ai disertori, ma i generali non si fermarono neanche un momento per disporre le truppe in modo efficace.
era una battaglia da vincere a tutti i costi e tutti i sacrifici erano giustificati, tutte le scelte approvate, e ognuno sapeva quanto era importante quel piccolo pianeta.

dovete sapere che su cassandra il cento coi computer per la navigazione iper spaziale era in una torre alta quaranta piani e resa quasi inespugnabile dalla sua conformazione, era un guerriero di ferro e morte, impossibile da abbattere o conquistare.
la provarono ad abbattere con le areonavi ma i missili le intercettavano e distruggevano senza alcuna pietà, i carri armati facevano la stessa fine, vittime di missili incendiari, l ultima soluzione era un attacco di fanteria.

al assalto di quel bastione furono mandati quattro battaglioni da mille uomini, l 894, il 345, il 111 e infine il 190.
questi soldati assaltarono la torre, per otto ore di fila, alla fine erano riamasti vivi solo sette uomini, ma la fortezza era caduta.
uno di questi uomini era un capitano del 190 assaltatori.
il capitano venne convocato dai generali che vollero congratularsi con lui per la riuscita della missione.
in quel occasione  lui chiese come unica ricompensa di poter prendere sette uomini, un areomobile da trasporto e fare in modo che quello diventasse il 190 assaltatori.
era un soldato coraggioso e dopo quello che aveva fatto glielo concessero.

ora sapete come è nato il nostro battaglione

battaglione 190 assaltatori- triler

benvenuti cari lettori al inizio di una serie di racconti da me scritti su quest indomito battaglione di assaltatori.
l epoca è un lontano futuro in cui l umanità si è espansa nel universo e dopo alcuni secoli ha cominciato una guerra civile senza fine.
il nostro protagonista sarà schierato con il governo della frazione più potente e verrà sballottato nella galassia come un burattino per combattere guerre di cui lui stesso non conosce le ragioni.

se qualcuno avesse commenti sarò ben lieto di ascoltarli e di rispondervi

vi auguro buona lettura.

mercoledì 28 dicembre 2011

l arte del arte

buongiorno.
l arte ?
che cosa è l arte?
come si chiama l arte?

sono domande che nessuno si pone, su qui nessuno riflette e che tutti dimenticano

oggi citerò  Eugene Henry Paul Gauguin, pittore francese morto nel 1903

L'arte è o plagio o rivoluzione

questa frase racchiude la vera essenza del arte, come concetto in continua evoluzione per essere contemporneo ai tempi in cui viene vissuto.
l arte e sacrificio, e salvezza savità e pazzia.
il vero artista è colui che mette nel opera tutto se stesso, dalla prima fino al ultima goccia del suo impegno.
tutto il resto è plagio.

lunedì 7 novembre 2011

falsità

scusate se in questi giorni non ho scritto ma sono stato molto impegnato

 ma non inporta, stasera commenterò una sola frase, sono di fretta ve l' ho detto, ma approfondirò ancora questo argomento.

qusta perla fu scritta da un antiquario italiano di nome Alessandro Morandotti

Ci sono bugie tanto commoventi da meritare di essere credute

la bugia, che io chiamo falsità è uno dei pilastri su cui si fonda l umanità stessa, il costruire storie per non incorrere in un danno personale è la vera colonna portante della nostra società, e secondo me questo è un bene.
la nostra mente si è evoluta per pensare, immaginare, creare, chi siamo noi per opprci a un uso pratico di tale meraviglioso apparato?

arrivederci

se volete potete dirmi se siete d accordo o no, siete liberi di farlo, io non mi offendo.