sono passate due settimane.
la guerra su questo mondo non è ancora finita.
il giorno dopo il rientro dalla missione si sono tenuti i funerali dei nostri commilitoni.
tre lapidi di legno in quella radura vicino al avamposto.
il capitano a reclutato tre nuovi soldati, appena usciti dal campo di addestramento li ha presi per portarseli al inferno.
quando sono entrati nella civetta, gli sono state assegnate le tre brande vuote, come tutte le brande del mondo erano scomode, poco coperte e puzzavano di muffa, ma imparavi ad amarle se era l unico luogo dove potevi dormire tranquillo.
il più giovane era romeo, alto e dal viso sporco di occhiaie profonde, portava appresso un fucile da cecchino e uno zaino.
Baldassare era invece di costituzione spessa, più basso di romeo, aveva la pelle scura e due occhi profondi di chi non vuole raccontare il passato ma sopravvivere al presente, ci disse che avrebbe fatto il geniere.
ultimo veniva raven, magro come se avesse passato da poco un anno di fame, avvolto da una divisa che gli stava larga, ci guardava come un sobrio guarda un ubriaco, solo che noi eravamo ubriachi di vita.
il colonnello ci disse che quello era il miglior mitragliere sulla piazza dei suicidi.
la sera mangiammo tutti insieme, al tavolo ricavato da una cassa di missili aria-terra.
il menù era sempre lo stesso, razioni militari.
alla fine il capitano si alzo e prese la parola- ragazzi, il momento che aspettiamo da due settimane finalmente e giunto- prese fiato - i nemici al interno della capitale sono arrivati sul orlo delle loro possibilità, stanno esaurendo munizioni e viveri- ci scruto tutti come se aspettasse qualcosa.
poi riprese-il comando a deciso che domani attaccheremo la città, il nostro compito sarà di creare un diversivo al interno della città in modo da permettere alle divisioni corazzate di sfondare un punto debole del anello difensivo e conquistare la città-.
detto questo si alzo e andò fuori ad urinare.
noi andammo a dormire consci che quella potrebbe essere stata la nostra ultima notte.
il mattino dopo ci siamo svegliati al alba e abbiamo aiutato le reclute a modificare il giubbotto anti schegge.
il modello base fa abbastanza pena, si buca con un calibro piccolo e non protegge dalle granate, è rigido e rumoroso, ma con qualche taglio e l aggiunta di uno strato di piastre, diventa l unica cosa a cui puoi aggrapparti mente il mondo esplode intorno a te.
io ho preparato il mio equipaggiamento: il lancia granate, dieci mine antiuomo, dodici colpi per il lancia granate
di cui quattro incendiari e quattro esplosivi, il mio fido mitragliatore d ordinanza senza il calcio, sette caricatori da trenta colpi, una pistola e due caricatori, quattro granate anti fanteria, due garanate fumogene e due segnalanti, una pila e il chit di pronto soccorso.
siamo sul falco, nella sua pancia tutto tace mente il mondo fuori ci scorre sotto, siamo in uno stormo da dieci, gli altri falchi trasportano venti fanti semplici l uno, sono squadre di supporto.
la solita voce metallica ci avverte che quando l luce diventerà verde, saremmo ad un minuto dalla città.
il portellone si apre e sotto di noi scorre il bosco interminabile, poi la luce verde, il bosco diventa prima radura e dopo città, ci lanciamo fra i colpi della contraerea che provano ad abbattere i falchi.
i neri palazzi mi corrono incontro, li evito, e atterro vicino alla mia squadra.
siamo atterati nello stadio della città, unico spiazzo disponibile nel cento della città.
il capitano chiama tutti attorno a se, sale su una delle casse che sono cadute insieme a noi e ci conta- siamo in novantotto, la missione è questa, dobbiamo fare più casino possibile, in modo da far confluire la maggior parte dei difensori verso il cento città e fare in modo che le nostre truppe possano sfondare senza troppe difficoltà- chino la faccia, mormoro qualcosa e poi la alzo- oggi forse moriremo tutti, ma dobbiamo a tutti i costi far finire qui questa guerra, perciò al opera, i nemici stanno già arrivando, vendiamo cara la pelle ragazzi - .
quando il primo gruppo di nemici arrivo era passata malapena mez ora, ci eravamo disposti sul tetto dello stadio, una squadra in corrispondenza di ogni entrata, i restanti al interno dello stadio sulle gradinate col compito di uccidere chiunque riuscisse ad entrare.
noi coprivamo la zona sud, e dalla strada romeo vide arrivare un mezzo da trasporto a levitazione, armo il fucile di precisione e urlo - nemici in arrivo- poi apri il fuoco, un solo colpo, un esplosione e poi il silenzio.
il mezzo fece una brusca virata a sinistra e si fermo.
io caricai una granata esplosiva e mirai a parabola, il calcio del lancia granate impatto violente mente conto la mia spalla, e il veicolo scomparve in una nuvola di fumo.
ma ormai erano in arrivo.
continua
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