era notte.
nella nostra base, dentro il container del aviomobile detta civetta, eravamo tutti sdraiati sulle nostre brande.
la pioggia fuori scrosciava lentamente cullandoci in quel dormiveglia che precedeva la mia prima missione in quel battaglione.
siamo in otto dentro questo container, i neon illuminano debolmente i nostri visi e in questa penombra scorgere i lineamenti era pressoché impossibile, alle pareti dei chiodi, dai quali pendono le nostre armi, divise e corazze, proiettano deboli fantasmi sul pavimento.
in questa atmosfera di calma, il capitano si e alzato, ha raggiunto una sedia e ci si e appollaiato sopra come un falco che sta per lanciare il suo richiamo.
ci ha guardati tutti in faccia e ha cominciato a parlare in un tono di voce deciso e fermo- stanotte dobbiamo compiere una missione per il nostro governo- sospiro- una missione definita suicida da molti, ma noi la porteremo a compimento- ci fissa con i suoi occhi blu - o moriremo nel tentativo.
preso un proiettore tridimensionale da campo e posato su una branda lo ha acceso.
è comparsa un avamposto costruito da tre grandi edifici ciascuno circondato da tre edifici piccoli, il tutto cinto di mura.
questo è un obbiettivo di massima importanza, un deposito munizioni di grandissimo valore strategico, se lo distruggiamo il nemico non avrà più munizioni in questa regione e i nostri cari amici fanti potranno sterminarli dal primo al ultimo-concluse spegnendo il proiettore e dicendo di prepararci.
un ora dopo stavamo volando su un falco, i suoi reattori facevano un rumore della miseria, il capitano si alzo e disse- ora si aprirà il portellone, dopo un volo atterreremo in una radura a due chilometri dal obiettivo- il resto era ovvio, entrare piazzare le cariche e uscirne vivi, facile no?
il portellone cigolo un attimo e poi lentamente si apri, vomitandoci in faccia il mondo esterno, senza esitazione ci lanciammo.
i reattori si accesero a cento metri e ci fecero atterrare con dolcezza nella radura.
procedemmo in due file, al inizio di ognuna stava un geniere, che doveva disinnescare eventuali mine o trappole, ma fummo fortunati e non ne trovammo.
arrivati al muro di cinta ho tirato un sospiro, ho estratto la mia mitraglietta silenziata e agganciato il mio lancia granate a tamburo sulla schiena, ho estratto il rampino e insieme agli altri ho scalato le mura.
dal altra parte ci siamo subito trovati un edificio davanti, era un casermone di trenta metri per cento, ma era uno di quelli piccoli.
ci siamo divisi in quattro squadre, tre andavano a piazzare gli esplosivi, una restava di guardia alla zona di ritrovo.
io sono partito col capitano, camminando rasenti al muro come delle ombre ci siamo avvicinati al deposito enorme, ho inserito il colpo in canna, mirato bene e ucciso una sentinella di posta sulla porta del magazzino.
quando siamo entrati, ho piazzato le cariche e subito ci siamo ritirati come pantere.
arrivati al luogo d incontro, una pila di bidoni dietro al quale avevano piazzato il radiofaro abbiamo subito notato che mancavano le altre due squadre.
ho impugnato il lanciagrante, fatto scattare la sicura e mi sono messo in ascolto.
al improvviso sentiamo dei colpi di mitragliatrice, un grido di allarme e la sirena che incomincia a strillare.
merda ci anno beccati- il capitano era furioso- accendete il radiofaro, ce ne andiamo di qui- finite quelle frasi due uomini uscirono dallo spigolo tagliente di un capannone stavano sparando al indietro, a uno dei due abbiamo visto esplodere il petto, ha fatto alcuni passi e si e accasciato, l alto ci ha raggiunti.
ci hanno scoperto mentre piazzavamo la carica- urlava mezzo morto di paura il sopravvisuto - sono quaranta forse di più- siamo spacciati.
io guardavo attraverso il mirino, stavano arrivando e ci volevano morti.
un uomo con alcuni compagni è sbucato al inseguimento del nostro uomo, mi ha visto ma era troppo tardi.
il mio dito ha premuto il grilletto rigido, e la granata è partita, del tizio è rimasto solo un buco per terra di qualche centimetro.
i suoi amici stavano urlando.
quello che avevo usato era una granata anti fanteria, aveva una testa piena di frammenti di metallo, e adesso quei frammenti erano nei cori dei nostri inseguitori.
andiamocene- ha urlato il capitano lanciando un rampino- granatiere coprici e poi raggiungici- e ha iniziato a spingere i soldati sul muro, umido di quella pioggia insistente, quando l ultimo dei tre era dal altra parte, il capitano con abili balzi ha scalato il muro ed è sparito.
ho scaricato il caricatore del lancia granate e poi ho scavalcato il muro e sono corso verso la radura.
li il capitano mi aspettava con il falco che ara atterrato nel frattempo mi tese una mano e mi tiro a bordo.
ottimo lavoro ragazzo- mio disse- ora facciamoli vedere i fuochi della vittoria del 190- detto ciò premette il detonatore e una luce bianca mi ha investito.
dopo ricordo solo il rumore.
Nessun commento:
Posta un commento