tuttavia oggi è un nuovo giorno, e bisogna trattare un altro tema, la libertà, oggi ne ho discusso con una persona e volevo rendervi partecipi di un tale argomento.
la prima citazione è di Jean-Paul Sartre filosofo francese nato nel 1905.
L'uomo è condannato ad essere libero
vedere la libertà come una condanna è una cosa che apre nuovi punti di vista sulla questione.
analizziamo la nostra società, che essendo una società libera non ci opprime non ci obbliga a remare tutti nella stessa direzione, ma tutto ciò è vero? non siamo forse incanalati sempre più spesso al assimilare la libertà alla scelta? libertà = poter scegliere tra varie opzioni, ma questa non è già un imposizione, se il "poter" diventa dovere, l obbligo della scelta, a cui tutti noi oggi siamo soggiogati.
bisogna riflettere su che strade prendiamo noi, e su quali strade veniamo condotti.
la seconda appartiene a Benito Mussolini, che fu un politico italiano nato nel 1883.
La libertà non è un diritto: è un dovere. Non è una elargizione: è una conquista; non è un'uguaglianza; è un privilegio
l uomo che redo questa frase non era proprio un santo, ma a noi interessa il pensiero, e non la persona che l ha proclamato.
la libertà in questa frase è vista come un dovere, un privilegio, da conquistasi e rendersi meritevoli di possedere, e non un bene da trovare sempre a disposizione quando la si vuole e da abbandonare quando non ci rappresenta.
la libertà che noi oggi possediamo, durante la storia si è sviluppata fino a giungere fino a noi.
un esempio consono sarebbe un libro, a cui vengono apportate modifiche per adattarlo al proprio contesto storico culturale, il libro Sara diverso ogni giorno che passa, vecchi capitoli saranno cancellati e nuovi se ne aggiungeranno, risultando sempre diversa.
per questo noi dobbiamo conquistaci la nostra libertà, come se la sono conquistata i nostri genitori e i nostri nonni, e farne un privilegio nostro, che ci siamo sudati e che apprezziamo veramente.
la terza viene dalla penna di Luigi Russo, critico letterario italiano del 1892.
La libertà non è altro che un ordine, disciplina, e un uomo anarchico non è mai un uomo libero; colui che conduce una vita disordinata, si stanca presto di se stesso, si avvilisce, si sente schiavo del suo disordine, ed egli può dirsi un lento e cronico suicida della vita morale
ordine visto come legge che regola la vita, senza la quale, il solo esistere sarebbe una lunga agonia, un trascinarsi dietro a tutti i ninnoli che questa vita ci offre.
dobbiamo considerare, per comprendere appieno questa frase, il fatto che l uomo è un essere sociale, non solitario.
una società di individui poggia sulla certezza che le regole, scritte e non , tutelino la societa stessa, tutelino il singolo ed il gruppo, consentendo a tutti di essere liberi in uguale modo.
ma se una persona diventa anarchica, se perde o aborre le regole, questa persona porta la società in cui è inserita a escluderla, a tagliare l arto in cancrena per salvare il corpo intero, e da solo l uomo non è nulla se non oscurità e solitudine, sentimenti tristi e rabbia.
e la rabbia repressa può essere fatale per l individuo come per il gruppo.
l ultima appartiene ad un drammatologo russo, vissuto nel 1868.
La libertà è un'illusione menzognera.
un aspetto contro corrente alla libertà che la identifica come un aspetto menzognero, una colossale bugia, che si autoregge e che viene raccontata da tutti e da tutti viene creduta vera, in un interminabile ciclo che porta l uomo sulla soglia della consapevolezza, ma gli da l impressione di aver già oltrepassato quel varco, e che si è liberi di oltrepassarlo di nuovo, se solo se ne avesse voglia.
si dice che quando uno afferma che può farlo quando vuole, in realtà non potrà mai farlo.
arrivederci e grazie della lettura
ei Ludo =) Bello quello che hai scritto =)
RispondiEliminaSai oggi, ho seguito il tuo suggerimento e ho fatto anche io un Blog mio si chiama "il mondo giallo" =) Ciauuuu see you tomorrow =)